Il termine KASHER viene utilizzato dalla comunità ebraica per indicare i cibi e le bevande che sono stati preparati secondo le regole del KASHERHUT.
In particolare per il vino, la regola generale prevede che ogni operazione manuele e/o spostamento del mosto/vino venga eseguita da ebrei osservanti. Ogni operazione eseguita da altri, comprometterebbe tutta la produzione.
Già dalla fase della spremitura deve intervenire personale ebraico, lo scarico dal camion dell'uva, l'azionamento della pigiatrice ecc.
Le fecce ottenuta dalla lavorazione (bucce, semi, raspi) vengono chiuse, sigillate e portate a distillare . Questo prodotto viene considerato MEVUSHAL e può essere maneggiato da ogni operatore.
Le fecce ottenuta dalla lavorazione (bucce, semi, raspi) vengono chiuse, sigillate e portate a distillare . Questo prodotto viene considerato MEVUSHAL e può essere maneggiato da ogni operatore.
Le varie fasi della produzione del vino si svolgono sotto il diretto controllo di un rabbino che, al termine di ogni, fase sigilla i contenitori .
E' permessa l'immissione nel vino di anidride solforosa, zuccheri (certificati), lieviti(certificati) e bentonite.
Obbligatoria la fase del filtraggio, in particolare, i filtri vengono controllati perchè non ci devono essere tracce di amdi o derivati da altri cereali.
La norma ebraica prevede che siano apposti alle bottiglie di vino kasher un tappo con il sigillo di riconoscimento del Rabbinato che ha seguito la produzione. Anche nell'etichetta deve apparire il nome del rabbino che ha seguito il controllo e rilasciato il certificato di idoneità.L'autorità Rabbinica rilascia il numero delle etichette e dei tappi necessari.
Un' ultima curiosità: in Toscana già dal 1500 c'era una comunità ebraica nella zona di Pitigliano dove veniva prodotto un vino kasher da uve di Trebbiano Toscano.
Per la produzione di questo vino vengono, sempre più spesso, utilizzate varietà internazionali
Per la produzione di questo vino vengono, sempre più spesso, utilizzate varietà internazionali
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